Bianche lenzuola

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Bianche lenzuola

La grande guerra è finita e la seconda è ancora lontana in questo caldo agosto ticinese. Herr Fritzkoll passeggia lungo il lago. Sul suo braccio l’elegante manina della moglie. Il fresco abito di mussola lascia intravedere un pancino appena accennato. L’ombrellino ricamato nasconde un grazioso visino. Sembra quasi una bambina questa giovane sposa che si gode la brezza lacustre a smorzare la canicola ferragostana. Il passo leggiadro accompagna le lunghe falcate del marito, magnate di successo e di nobili origini, mentre lo sguardo si perde tra acqua e monti e Frau Fritzkoll si ritrova a sognare passato, presente e futuro mescolati in un unico sentimento di lieve felicità.

La guerra è passata e non si è fermata nella loro famiglia, anzi ne ha incrementato le ricchezze. Il matrimonio poi ha portato luce sul suo volto. Gli addobbi di seta, le fini pietanze, le benedizioni dei genitori, le colombe nelle bianche voliere di ferro battuto e il suo volto appena arrossato per l’emozione. Le gote sono ora lucide di meraviglia, mentre una nuova vita cresce dentro di lei. Herr Fritzkoll, convinto che l’aria buona e le lunghe passeggiate facciano bene al nascituro, futuro erede della dinastia, ha portato la giovane in villeggiatura sulle sponde del Verbano.

Mentre la coppia passeggia, incurante del mondo come solo alcuni individui hanno il privilegio di essere, Celestina lavora. La villa è grande e il sudore gocciola dalla fronte e va ad inumidire le lenzuola del maestoso letto a baldacchino. Poco importa pensa la servetta: tanto oggi è giorno di bucato. Mentre strappa a forza le lenzuola dal pesante materasso, leva una muta preghiera alla Madonna.

Un fratello è partito volontario per il fronte e non è più tornato, la madre è vecchia e il misero salario da sguattera le consente solo di portare in tavola lo stretto necessario. Oggi però è festa, almeno per gli altri. Questa sera, forse, riuscirà anche lei ad andare al ballo nella piazza del paese e già pregusta il pezzetto di torta che l’attende di là in cucina, unico avanzo del banchetto della sera prima quando, per festeggiare l’arrivo della coppia d’oltralpe, il padrone di casa e buon amico dei Fritzkoll ha fatto indossare anche a lei crestina e guanti bianchi per servire piccione arrosto, soufflé e altre mille meraviglie.

A fine serata è riuscita a salvare un quadratino di dolce, mentre guardava con malcelato odio i mastini da caccia del padrone che terminavano di sbranare le ossa del banchetto. “Svelta, veloce e pusseè impressa Celesta!” Ferragosto o no la rigida governante non ha né voglia né tempo di aspettare i comodi della ragazza.

I piedi sciabattano negli zoccoli troppo grandi e le mani si spaccano tra la lisciva che corrode e l’acqua che scotta ad ogni sfregamento nel mastello. Dopo un tempo che le pare infinito, con il fazzoletto madido che le copre la testa arsa dal sole, Celestina ha finito di lavare e di stendere. Ora deve ancora riassettare le camere, riempire le brocche, sfamare i segugi, predisporre l’acquaio per il pentolame, sistemare l’argenteria per il desco serale e poi, finalmente, riuscirà a trascinarsi verso casa, con l’energia data dalla prospettiva del ballo e un pezzetto di torta nello stomaco oltre al piatto di minestra.

Herr Fritzkoll conduce la moglie attraverso il parco e fino al pergolato. L’ombrellino protegge la bionda testa leggermente accaldata e il grazioso collo si piega per osservare le candide lenzuola che sventolano nel sole del meriggio. “Oh caro, che poesia quei bianchi lini. Come tutto è bello qui, perfino la vita sembra leggera.” Il marito abbozza un sorriso: come è pura Hilde, come è cara. Una piccola Madonna ascesa nella sua orbita.

Una figura svelta e nera scivola di lato attraverso l’ingresso della servitù. Un lampo di occhi celesti si erge tra invidia e ammirazione ad osservare la coppia. Due verdi iridi incrociano il suo cammino. Occhi negli occhi le due donne vivono un secondo di eternità. Due mondi, sacro e profano, che possono solo sfiorarsi in questo caldo agosto degli anni ’20. Le bianche lenzuola si asciugano al sole.

Racconto pubblicato sul Corriere del Ticino il 10 agosto 2019.
Se il personaggio di Celestina ha catturato la tua attenzione prova a leggere un’altra storia a lei dedicata: “Una lira per un chilo di pane“.

Una lettura di BluttaBlatta
Suoni: Freesound Arnaump, Stek59

Chi ha scritto questo racconto

BluttaBlatta
BluttaBlatta

"Un marito.
Due gatti.
Tanti libri.
Mille parole.
"
Martina Ravioli