Due Ruote e Quattro zampe

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Due ruote e quattro zampe
Illustrazione di Gianluigi Susinno

Gli occhi di Maristella sono spalancati e sembrano enormi sul pallido visino. La tristezza ha lasciato il posto all’euforia e anche ad un po’ di paura. È la prima volta che va in montagna e i suoi genitori hanno voluto fare le cose in grande! Niente gite tranquille: no, no! Hanno organizzato una giornata con i fiocchi: da Lucerna sono saliti su di un bel battello bianco ed elegante. Il vento del lago accarezza i capelli biondi e lisci della bambina. Oh come si diverte Lorenzo, il suo fratello gemello, a prenderla in giro: “Hai i capelli dritti e fini come spaghettini!” e la bambina ride, perché sa che nelle sue parole non c’è malignità, anche se un po’ invidia i bei ricci scuri del ragazzo che, fiero, porta in giro una capigliatura folta tale e quale al papà.

Dal battello sono scesi giusto per salire su di un trenino a cremagliera rosso brillante che ora si arrampica su per le rocce con fare sicuro. A Maristella vengono le vertigini quando le carrozze del convoglio sfiorano il precipizio.

La sua mamma non aveva capito quanto soffrisse la bambina a non essere mai stata sui monti e a non aver mai visto in natura gli animali. Se ne era resa conto un paio di settimane prima, quando la figlia era scoppiata in un pianto dirotto ad una semplice domanda. 

Quando il pullmino del campo estivo l’aveva depositata davanti alla porta di casa, Giovanna l’aveva accolta con un bel sorriso: “Ciao tesoro, com’è andata oggi? Cosa ti hanno raccontato i tuoi compagni della gita?” 

Eh già, la gita. Il giorno prima erano stati tutti a fare un’escursione sulla Greina a vedere gli stambecchi, ma lei non aveva potuto partecipare. Aveva passato tutta la giornata a sentire racconti entusiasti di come sono belli e maestosi quegli animali, di che corna grandi che hanno: “Pensa un po’ Maristé! I maschi hanno corna lunghe fino quasi a un metro e che pesano anche 5 kg. Li abbiamo visti così da vicino! E c’erano anche i piccoli nati da poco!” La bambina aveva nascosto il magone e per tutto il giorno era stata nel suo angolino ad ascoltare questi fantastici racconti, ma una volta a casa non era più riuscita a nascondere la tristezza.

E così, detto fatto, mamma Giovanna e papà Amedeo, si sono subito messi all’opera per cercare un posto dove anche la loro figlioletta potesse vedere da vicino il “re della montagna”. Due settimane dopo tutta la famiglia è partita per un’escursione speciale e ora stanno ammirando le pendici del Pilatus in tutto il loro splendore.

Il lago in basso diventa sempre più piccolo e la cima è ormai vicina. D’un tratto Lorenzo si mette a strepitare: “Guardate, guardate là!” e tra un turbine di braccia che indicano in tutte le direzioni, Maristella ha giusto avuto il tempo di afferrare il cannocchiale e vedere una macchia indistinta che placida sta sdraiata al sole. Questione di un secondo però, perché poi l’animale è stato nascosto dalle rocce. 

Pochi attimi dopo la cima della montagna li accoglie in tutta la sua maestosità e la bella terrazza soleggiata promette un panorama mozzafiato. Lorenzo, euforico, corre da tutte le parti e Giovanna ha il suo bel daffare a stargli dietro.

Maristella, invece, sta vicino al suo papà che con fare sicuro l’accompagna vicino al parapetto.
“Ma papà, con tutta questa gente gli stambecchi non usciranno mai. Non ne vedrò bene nemmeno uno in tutto il giorno!” 
Maristella è confusa. Le avevano promesso che li avrebbe visti bene e da vicino, ma ora lei vede solo decine e decine di turisti, tutti infagottati in abiti colorati e intenti a scattarsi fotografie, ma di stambecchi neanche l’ombra. 
Amedeo la guarda sornione.
“Maristella, ma chi ha detto che stiamo qui solo di giorno?”
La bambina lo guarda, poi i suoi occhi, due vere piccole stelle, si illuminano. 
“Ci fermiamo qui anche a dormire?” 
Chiede speranzosa e il papà è più felice di lei a poterle rispondere di sì.

E così, sapendo di avere tutto il tempo per cercare i suoi amati ungulati, cioè animali con gli zoccoli come le aveva spiegato la maestra a scuola, ha iniziato a guardarsi attorno tranquilla. 
Seminascosto da due turisti dagli occhi a mandorla c’è un cartello esplicativo con una bella foto di uno stambecco e tante informazioni interessanti che Maristella legge tutto d’un fiato. Quando Lorenzo e la mamma tornano, la bambina, orgogliosa del suo sapere, non può fare a meno di spiegare quanto appreso.

Lorenzo ha così scoperto che 100 anni fa non c’erano più stambecchi in Svizzera, mentre ora ce ne sono 14.000 che vivono tra i 2.000 e i 3.000 metri di altitudine. La mamma si è sentita ripetere per quattro volte che il nome scientifico è Capra ibex e che attorno al XV secolo veniva cacciato perché si pensava avesse poteri miracolosi. Il papà, più interessato alla storia che alla natura in verità, è rimasto affascinato dallo scoprire che la popolazione svizzera di stambecchi è rinata grazie al furto vero e proprio di alcuni esemplari dalla riserva di caccia del re d’Italia da cui sono discesi tutti i maschi, le femmine e i piccoli che oggi si possono ammirare sulle vette. Maristella, dal canto suo, ha imparato a memoria tutte le caratteristiche di queste capre specialissime. 

Gli zoccoli con margini duri e suole elastiche adatti ad arrampicarsi le suscitano un po’ di invidia: li vorrebbe anche lei, così non avrebbe più problemi! Le corna dei maschi sono imponenti, mentre quelle delle femmine ben più piccole, come anche il corpo che, nei primi raggiunge i 100 kg, mentre le seconde pesano al massimo la metà.  Si ricorda anche che fanno due mute l’anno: in autunno per preparare il pelo invernale più lungo e scuro adatto ad assorbire meglio il calore del sole, e alla fine della primavera per liberarsi di questa calda pelliccia e mantenere il pelo estivo, più fine e chiaro.

“Lorenzo, lo sai che a volte anche tra gli stambecchi nascono dei gemelli?!” 
Il fratello la guarda sorridente. Le vuole un mondo di bene e gli piacerebbe se anche loro fossero due di quegli animali agili e che si muovono sicuri su stretti e ripidi sentieri, ma la realtà è ben diversa.  Le sue riflessioni vengono interrotte dall’altoparlante. 

“Attenzione, attenzione, l’ultimo treno e l’ultima teleferica per la discesa partiranno tra pochi minuti.”
In un attimo attorno alla famiglia è tutto un correre, un affrettarsi, un scattare l’ultima foto e poi, d’un tratto, tutto questo rumore smette e la montagna resta immersa in un silenzio irreale e bellissimo.

Sulla cima, a dormire nel piccolo albergo, ci saranno solo loro questa sera, ma la giornata non è ancora finita. All’improvviso, nel pendio che raccoglie gli ultimi raggi di sole sotto alla terrazza panoramica compare un’ombra. Una stazza imponente, una camminata placida e due corna che fanno da corona ad un testone barbuto. Il re della montagna si riappropria del silenzio della natura e inizia a brucare. Dietro di lui avanza qualche giovane maschio e alcune femmine con i piccoli. I quattro umani, sei gambe e due ruote della carrozzina di Maristella, si avvicinano silenziosi alla ringhiera per guardarli bene. La bambina, emozionata e felice, può finalmente osservare dal suo trono il re delle Alpi.

Ecco un altro racconto di BluttaBlatta ad essere apparso sul mensile Vivere la montagna.
Illustrazioni di Gianluigi Susinno.
Scarica qui il pdf del racconto e dell’illustrazione.
Se ti incuriosisce il mondo animale, troverai tanti racconti dedicati nella sezione “natura”.

Una lettura di BluttaBlatta
Suoni: Freesound DesignDean, InspectorJ, Gollamar

Chi ha scritto questo racconto

BluttaBlatta
BluttaBlatta

"Un marito.
Due gatti.
Tanti libri.
Mille parole.
"
Martina Ravioli