Umana imperfezione

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Umana imperfezione

“Amoreee: come sto?”
Daniela scruta il marito. Lorenzo vorrebbe rispondere che con quel bikini l’augusta consorte sembra una foca spiaggiata, ma l’amore coniugale e lo spirito di sopravvivenza hanno la meglio: “Stai benissimo tesoro!” Sua moglie, che ama alla follia sia ben chiaro, darebbe il meglio di sé chiusa a forza dentro una muta da sub, possibilmente con la maschera che copre l’adunco naso e le pinne che mimetizzano due piedini lunghi come gondole veneziane.

Non che lui sia un Adone in verità. Le maniglie dell’amore, assieme ai boccali di birra e all’allergia dell’insalata lo rendono un tricheco di tutto rispetto. Sarà per quello che stanno insieme da 20 anni. Quattro lustri, due decadi, un quinto di secolo di affetto, conditi da sane litigate con annesso rifacimento del servizio di porcellana, temporanei allontanamenti senza il patema da “Chi l’ha visto” ed estemporanee voglie di cercare altrove quello che, in fin dei conti, hanno sempre avuto.

Ed eccoli qui, Daniela e Lorenzo, a consumare il sacro rito della preparazione delle valige per le meritate vacanze. Ogni anno la stessa storia: controllo auto; affannosa ricerca della valigia perfetta sepolta in cantina tra scarponi, damigiane di vino e trasportino del chihuahua; consegna del suddetto quadrupede alla vicina di casa che desidererebbe farne uno scendiletto e poi, quando Lorenzo pensa che almeno per una volta l’ha scampata, arriva lei: la prova costume dell’ultimo minuto.

Daniela ha questa mania: ogni anno, prima di chiudere il borsone, che nel frattempo è lievitato tanto da diventare un baule pronto per l’imbarco sul Titanic, deve provare il bikini dell’estate precedente, speranzosa di trovarsi più giovane, più magra, più bella e molto, ma molto più fashion.

Lorenzo non è ancora riuscito a cacciarle in testa che le primavere passano, le estati pure, ed è abbastanza difficile che i suoi sogni di ringiovanimento si esaudiscano; a meno di non essere Benjamin Button.

A parziale discolpa di Daniela, va detto che, quest’anno, si è impegnata davvero. Già durante l’inverno si è iscritta in palestra. Quasi mille cocuzze di abbonamento, una grinta da leoni, l’acquisto di completi in tessuto tecnico e scarpe da corsa anti shock, la proclamazione ai quattro venti del piano d’attacco alla cellulite e l’ordinazione dell’ultimo ritrovato “100% energia – 0 grassi” in arrivo direttamente dagli U.S.A.. Risultato: dopo tre sedute intensive è emersa la consapevolezza che l’inutile corollario non agevola e che la fatica c’è ed è tanta. E così l’ultima goccia di sudore della cyclette ha fatto traboccare il vaso. Equipaggiamento in soffitta e abbonamento nel riciclo della carta.

Lorenzo ha provato a contestare la precipitosa decisione, cercando di infondere un po’ di costanza nella moglie già immersa in una tazza di cioccolata calda con panna, ma non c’è stata preghiera, ragionamento, ricatto utile a convincere Daniela a riprendere in mano l’asciugamano in micro-fibra e la borraccia blu elettrico.

Poi è stata la volta delle creme contro la buccia d’arancia. L’unica differenza tra il prima e il dopo è stato il passaggio dalla frutta ai budini: due belle cosce coperte di una sostanza gelatinosa e dello stesso colore del pudding alla vaniglia, ma profumata di menta come il dentifricio e arricchita dalle famose alghe del Mar Morto. Anche qui ogni commento di Lorenzo è stato vano.

Siamo passati, infine, all’apoteosi della dieta purificante: solo tisane e mele. La dieta è stata proficua e seguita con cura. Dalla colazione con pancake al pranzo di lasagne, Daniela ha effettivamente trangugiato solo un infuso di ortica e mezza mela sgonfia. Peccato che nel pomeriggio sia ricascata sul frappè alla banana; ora di cena è tornata all’aperitivo con l’ombrellino, che fa tanto estate e mette di buon umore.

E così eccoli qui. Poco è cambiato dall’anno scorso, forse qualche grammo in più, sicuramente 12 mesi extra e quasi per certo la stessa voglia di vivere.
Daniela guarda il marito e sorride: “Amoreee, vieni a provare i boxer?!”
Non c’è che dire: l’umana imperfezione è proprio bella.

Racconto apparso sul Corriere del Ticino di 3 agosto 2019 con il titolo di “Perfetta imperfezione“.
Per continuare leggere un altro racconto con il sorriso, prova a immergerti in “Fantasie in colonna“.

Una lettura di BluttaBlatta
Suoni: Freesound E330

Chi ha scritto questo racconto

BluttaBlatta
BluttaBlatta

"Un marito.
Due gatti.
Tanti libri.
Mille parole.
"
Martina Ravioli